venerdì 17 maggio 2013

LA BASILICA...La musica sacra nel Rinascimento


1-Il Cinquecento è il periodo della massima espansione territoriale di Venezia che controlla ora tutti i traffici con l'Oriente. Un secolo luminoso nella vita della Repubblica, testimoniato da una straordinaria fioritura artistica.
2-Nella ricca Repubblica veneziana le arti, e fra esse la musica, hanno il compito di rappresentare lo splendore del doge, del governo che egli impersona e dell'intera città. 
3-La processione della reliquia del santo patrono in piazza S. Marco è uno degli eventi più importanti e solenni della vita di Venezia. Tutti i cittadini vi partecipano. Festeggiamenti religiosi e profani si alternano, occupando l'intero arco della giornata. 
4-Dentro S. Marco esistono due organi, uno di fronte all'altro, presso i quali si sistemano due cori.
5- La cappella musicale esistente presso S.Marco è davvero ricca e importante: essa comprende due organisti, trenta cantori rinomati per la loro bravura e il gruppo degli archi e dei fiati cui si aggiungono, nelle occasioni importanti, i suonatori di tamburo e i famosi sei trombettieri del doge
6-Sei suonatori di trombe d'argento precedono il doge in tutte le cerimonie, civili, e religiose, per annunciarne l'arrivo. 
7-Il maestro della cappella di S.Marco ha il compito di partecipare a tutte le cerimonie, religiose e civili e di comporre musica sacra e profana. Una musica che rispecchia il fasto e la gioia di vivere della Repubblica veneta.

                                                         VENEZIA E LA MUSICA
A Venezia le cerimonie sacre cominciano in piazza San Marco, centro della vita civile e religiosa: come avete scoperto ascoltando i brani in apertura di unità, i cittadini vi arrivano richiamati dal suono delle campane. Tamburi e trombe annunciano l'arrivo del doge e il suo ingresso nella basilica. Gli strumenti sono parte essenziale anche della musica eseguita durante la celebrazione della Messa: l'organo sottolinea il passaggio fra i diversi momenti del rito e, insieme agli archi e ai fiati, accompagna il coro che canta il Gloria, creando un'atmosfera brillante e sfarzosa. L'ultima parte del Gloria presenta addirittura un insolito metro ternario che, con il suo andamento danzante, invita alla festa e alla gioia. La musica sacra composta dai maestri veneziani del Cinquecento, come Andrea Gabrieli e suo nipote Giovanni è polifonica, cioè cantata da più voci che eseguono contemporaneamente melodie diverse. I giochi di botta e risposta fra le varie voci danno vita a una musica solenne e festosa, che ben si addice a una Repubblica ricca e indipendente, che difende gelosamente la propria gioia di vivere e la propria autonomia.
                                            ROMA NEL CINQUECENTO

Potenza economica di tutto rispetto, la Chiesa governa nel Cinquecento su campagne e città e tratta alla pari con i sovrani delle altre nazioni. Molti pittori, scultori, architetti e musicisti giungono a Roma da tutte le parti d'Italia, attratti da una grande richiesta di artisti. L'arte che qui si crea è austera e solenne, adatta a celebrare la magnificenza di un Dio potente, padrone dei destini di ciascuno e superiore a ogni umana debolezza. 
   
                                              LA SCUOLA ROMANA

Strettamente legata alla liturgia priva di accompagnamento musicale e polifonica: queste sono le caratteristiche più evidenti della musica sacra che si esegue a Roma nel Cinquecento. Al contrario di quella veneziana, la musica sacra romana e del tutto diversa da quella profana. La Chiesa romana ha infatti già da tempo separato il clero dai laici, i sacerdoti dai fedeli: diverse le funzioni, il ruolo, le abitudini di vita e la partecipazione alla vita religiosa. Durante la Messa un coro specializzato interviene in pochi momenti precisi. I compositori al servizio della Chiesa hanno il compito di rendere solenne e maestoso il rito religioso: la polifonia si complica e le voci (sono sei nel brano di Palestrina)  danno vita a un intreccio affascinante ma difficile da seguire; il testo, cantato in latino secondo l'uso della Chiesa è spesso del tutto incomprensibile. D'altronde già da qualche secolo si sono affermate le lingue volgari e il latino è una lingua sconosciuta alla popolazione.

IL CASTELLO...la musica profana nel Medioevo


1-Costruito generalmente su un'altura, il castello medievale prevede un fossato, una palizzata o  muro esterno e un torrione centrale a più piani. L'aspetto del castello è dunque quello di una fortezza: il suo scopo principale è infatti quello di difendere gli abitanti dagli attacchi esterni. 
2-Durante tutto il Medioevo la guerra è l'occupazione principale e il signore del castello ha il dovere di difendere le terre avute in beneficio dal re e i contadini che lo abitano. Questi ultimi sono si difesi da nemici e briganti ma vengono anche obbligati a pagare ingenti tasse al loro signore e sono così ridotti a un estrema povertà.
3-Attorno all'anno Mille tutti, poveri e ricchi, conducono una vita che sarebbe inaccettabile ai giorni nostri: sono infatti soggetti a carestie, epidemie, scomodità di ogni genere e alla costante presenza dell violenza.In questo periodo la guerra è un' attività così centrale e importante che quando non c'è la si imita: nei tornei e nei duelli. Tutto ciò indica un ideale di vita indubbiamente duro e sprezzante del pericolo, ma anche violento e rude, che poco spazio lascia alla riflessione e alle arti.
4-All'interno del castello non è raro imbattersi in feste e banchetti allestiti nella grande sala al primo piano: qui infatti si svolgono tutte le attività sociali e pubbliche, qui si ricevono gli ospiti e i viandanti, qui si mangia e si dorme. Talvolta si ammirano anche le esibizioni degli acrobati e degli animali ammaestrati e si ascoltano le musiche nei menestrelli.

                                            MENESTRELLI

Attorno all'anno Mille la cultura e l'arte sono essenzialmente legate a funzioni pratiche. Anche la musica profana serve soprattutto ad allietare le feste nei castelli o ad animare le fiere di paese. Protagonista di questa musica semplice e schietta è il menestrello, a volte un domestico a servizio nel castello, più spesso però un artista girovago: egli è un personaggio con compiti molti diversi, certo non limitai alla sola musica. Purtroppo in quel tempo la musica non veniva annotata e trascritta, ma quasi completamente improvvisata e quindi non è giunta fino a noi: perciò oggi possiamo solo fare delle ipotesi circa le capacità musicali dei menestrelli.

                                                  TROVATORI E TROVIERI

All'inizio del XII secolo in Europa si inizia a respirare un aria nuova. La vita nei castelli lentamente si ingentilisce e i signori cominciano a dedicarsi anche ad attività di pace e di cultura. A partire dalla Francia si sviluppa la poesia cortese che conferisce grande risalto alla figura della nobildonna, facendone l'oggetto di devozione, di ammirazione e di amore da parte dei trovatori (nella Francia del sud) e dei trovieri (nella Francia del nord). Questi singolari personaggi sono per lo più nobili che amano dilettarsi nelle lettere e nella musicacomponendo versi e, a volte, anche la melodia sulla quale cantarli. I trovatori sono chiamati così perché coltivano l'arte del trobar clos, cioè del ricercare e " trovare" immagini poetiche raffinate e preziose: è quindi un arte alta, nobile e riservata al piacere di pochi. I testi delle poesie trattino canzoni dei trovatori parlano in genere dell'amore, della natura o celebrano imprese cavalleresche e, stando alle illustrazioni dell' epoca, il trovatore ricanta da solo, talvolta accompagnato da un menestrello che suona la viella.   

L'ABBAZIA.....la musica sacra nel Medioevo

1-Nel Medioevo la chiesa non è solo la casa di Dio. E' anche il luogo di incontro dei fedeli. In essa l'intero popolo vive i momenti più significativi della propria esistenza, qui si reca per trovare il senso della vita del singolo e della comunità, per ascoltare i sermoni del predicatore che descrive premi e castighi che ognuno riceverà nell'aldilà.



2-In questo periodo la vita ultraterrena è considerata più importante della vita tirrena : quest'ultima infatti è ritenuta priva d'importanza rispetto a ciò che aspetta il buon cristiano quando, dopo la morte, passa a " miglior vita". Ed è proprio questo disinteresse per la vita terrena ciò che si esprime nell'architettura sacra di quel periodo e più in generale nell'arte, musica compresa.

3-Le chiese, le abbazie, i monasteri eretti durante il Medioevo, dal VI al XII secolo, sono costruzioni piuttosto severe, prive di decorazioni e capaci di generare ancora oggi in chi le osserva impressioni di semplicità e solidarietà.
4-L'edificio sacro ha il compito primario di ricordare la presenza di Dio nella storia degli uomini e di attirare l'attenzione verso il messaggio divino. E' dunque semplice e austero per favorire la concentrazione del fedele nella preghiera.
5- Nel Medioevo la musica è un elemento molto importante nella preghiera e nella meditazione: essa accompagna ogni momento della liturgia, cioè l'insieme delle cerimonie e i riti collettivi che scandiscono la vita religiosa. In breve tempo si sviluppa un importante repertorio di melodie destinate a questo scopo e la musica sacra acquista un ruolo di primo piano rispetto a quella profana.
6-Nelle biblioteche di monasteri e abbazie i monaci amanuensi copiano le opere della civiltà antiche, redigono nuovi libri, studiano e trascrivono in preziosi manoscritti le melodie dei canti sacri. Oltre che un luogo di preghiera, l'abbazia è dunque anche un importante centro di sviluppo culturale.
                                        
                                              IL CANTO GREGORIANO

Durante tutto il Medioevo all'interno di chiese e abbazie risuona il canto gregoriano, vale a dire la musica con la quale si esprime la religiosità dei fedeli nei primi secoli della cristianità. La parola cantata ha infatti una grande importanza nella vita liturgica dell'epoca: essa accompagna la preghiere elevate nei vari momenti della giornata, la celebrazione della Messa e altri riti della liturgia cristiana.

                                         LE FUNZIONI DEL CANTO GREGORIANO

Le caratteristiche di semplicità e severità di questa musica, oltre a esprimere la concezione di una fede altrettanto semplice,  austera e priva di incertezze, consentono al canto gregoriano di svolgere altre importanti funzioni, quali:
- rendere solenne e autorevole il testo sacro, allo scopo di conferire maestosità e dignità alla preghiera;
- garantire la comprensibilità delle parole cantate, consentendo a tutti i fedeli di proclamare insieme i testi dell liturgia; 
- favorire la concentrazione, aiutando i fedeli ad accogliersi nella riflessione e nella meditazione;
- sviluppare il senso di comunione permettendo alla comunità dei fedeli, per il fatto stesso di cantare tutti insieme, di sentirsi profondamente unita dalla stessa fede.
      
                                         SCHOLAE CANTORUM

Col trascorrere dei secoli il canto gregoriano si arricchisce e diventa via via più complesso. Diversamente dai primi canti che i fedeli potevano eseguire facilmente, in seguito il canto sacro richiede esecutori sempre più abili, capaci di memorizzare melodie più lunghe e più difficili. A questo scopo nascono le scholae cantorum ( scuole specializzate nella formazione dei cantori) e la scrittura neumatica, un sistema i segni che permette di ricordare con maggior precisione la direzione delle melodie da cantare. la specializzazione richiesta nell'esecuzione musicale diventa dunque sempre maggiore come maggiore diviene la separazione tra i celebranti e l'assemblea dei fedeli, ai quali non resta che ascoltare ammirati la musica che celebra il Dio della cristianità.